L'ARCHIVIO DELLE NEWS


La catastrofe che sommergerà l'europa


Un rapporto segreto redatto dal Pentagono avverte che le città europee verranno sommerse dall’innalzarsi dei mari entro 16 anni se non si troverà una soluzione ai problemi climatici del nostro pianeta.
Il documento sostiene che si tratta di una minaccia mondiale peggiore del terrorismo, con l’anarchia destinata a prevalere mentre le condizioni globali precipiterebbero in uno scenario infernale.
Secondo il Pentagono, quindi, i cambiamenti climatici delle prossime due decadi potrebbero portare milioni di morti dovute alla guerra e alle catastrofi naturali.
Il rapporto insabbiato dai funzionari della difesa americana, è stato scoperto dal quotidiano inglese The Observer.
Esso avverte che la Gran Bretagna potrebbe ritrovarsi in un clima 'siberiano' per il 2020, e quindi la fame di massa, rivolte diffuse e persino un conflitto nucleare potrebbero verificarsi in tutto il mondo in risposta a tali condizioni estreme.
Con il diffondersi della carestia e il diminuire delle scorte energetiche, i paesi più ricchi probabilmente si vedranno costretti a utilizzare deterrenti nucleari per proteggere le proprie risorse.
'La distruzione e il conflitto diverranno aspetti endemici della vita', conclude l’analisi del Pentagono.
Esso avverte anche che la vita umana tornerà a uno stadio primitivo di civilizzazione.
Il rapporto è stato commissionato dall’influente consigliere per la difesa del Pentagono, Andrew Marshall, che ha avuto una grande influenza sul pensiero militare della superpotenza americana delle utime tre decadi.
Il documento afferma, infine, che i cambiamenti climatici 'dovrebbero essere elevati ben oltre il mero dibattito scientifico, e diventare questione di sicurezza nazionale'.


Leonardo inventò la plastica?


Leonardo da Vinci non solo ha anticipato l’aeroplano, il salvagente, l’interfono e il robot, ma ha anche creato la prima plastica naturale.
Questo è quanto afferma Alessandro Vezzosi, direttore del Museo Ideale di Vinci, che ha trovato la ricetta di Leonardo per materiali artificiali in alcuni suoi scritti e note.
Redatte nella caratteristica scrittura bustrofedica, le note sono state rinvenute nel Codice Arundel (oggi alla British Library di Londra), nel Codice Forster (conservato dal Victoria and Albert Museum della capitale britannica) e nel Codice Atlantico (consultabile presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano) e in manoscritti francesi.
'In essi parla di una mistura. Per ottenerla combinava colori con colle animali o vegetali, a volte aggiungendo fibre organiche', ha rivelato Vezzosi; Il maestro rinascimentale ha ottenuto materiali simili alla plastica e al vetro infrangibile 'rivestendo di colore' foglie di cavolfiore, lattuga, carta e persino la trippa di vitello.
Seguendo le istruzioni di Leonardo, Vezzosi ha preparato la mistura e ha passato diversi strati di essa sui materiali indicati dal genio toscano. Il risultato finale è stato un materiale plastico simile alla bakelite, sintetizzata per la prima volta nel 1900. 'Leonardo aveva creato un materiale a metà strada tra il naturale e l’artificiale. In realtà, egli aveva già sintetizzato una sostanza chimica molto simile all’acetone. Ma nei suoi esperimenti usava sempre sostanze organiche e non tossiche', ha aggiunto Vezzosi.
Le misture policrome di Leonardo erano così simili alle resine fenoliche da poter essere usate per creare manici di coltelli, container e collanine, mentre le sue misture monocrome potevano essere usate per creare contenitori che se gettati in terra, non si rompono. 'Questo dimostra ancora una volta la grande forza innovativa di Leonardo, anche se ovviamente questo studio non aggiunge niente alla nostra conoscenza odierna', ha commentato Alessandro Bagno, professore del Dipartimento di Chimica Organica dell’Università di Padova.


Un secondo volto nella sindome


Un nuovo importante studio è stato realizzato sulla Sindone di Torino. La ricerca è opera del prof. Giulio Fanti, docente di Misurazioni Meccaniche e Termiche presso il Dipartimento di Ingegneria Meccanica dell'Università di Padova, e del suo ex laureando, l¹ing. Roberto Maggiolo, i quali hanno scoperto che l'uomo della Sindone presenta un volto caratterizzato da una doppia immagine superficiale.
In breve, un secondo volto dello stesso individuo, sebbene meno definito, appare sul retro del telo in corrispondenza del principale.
Ciò infittisce il mistero sul modo in cui l'impronta del corpo possa essere rimasta impressa sul Telo.
La ricerca del prof. Fanti è corroborata da evidenze tecniche e da prove documentate, che hanno permesso di mettere in luce l'incredibile natura della Sindone di Torino. Attraverso lo studio delle fotografie effettuate successivamente al restauro del 2002, diretto da Mons. Ghiberti, il prof. Fanti ha potuto studiare il lato retrostante del Lenzuolo, rimasto nascosto per secoli dietro al tessuto cucito dalle suore di Chambéry (Francia) nel 1534, il cosiddetto Telo d¹Olanda, scoprendo il secondo volto.
Il volto sul lato retrostante del sacro Lenzuolo, evidenziato dall¹insigne docente informatico, mostra le medesime caratteristiche di quello principale e ciò rappresenta la prova che l¹immagine si è formata interagendo con entrambe le superfici del lino.


La mappa di Vinland è autentica


Le recenti conclusioni che indicano la storica Mappa di Vinland come mera contraffazione si baserebbero su un’errata comprensione delle prove, secondo uno scienziato del Smithsonian Institution.
La relazione sarà pubblicata nella prima edizione di Dicembre di Analytical Chemistry, giornale dell'American Chemical Society. La mappa di Vinland è una rappresentazione dell’Islanda, Greenland e della costa nord-est del Nord America, risalente a metà del XV sec. Essa suggerisce che esploratori norvegesi mapparono il Nord America molto prima di Colombo.
La mappa, che ha avuto una storia travagliata già dalla sua scoperta negli anni '50, si trova al Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell'università di Yale ed è stata stimata per un valore di 20 milioni di dollari.
"Molti studiosi sono d'accordo che se la Mappa di Vinland è autentica, è l'unica rappresentazione cartografica esistente del Nord America precedente Colombo", ha detto Jacqueline Olin, membro della giunta consultiva allo Smithsonian Center for Materials Research and Education in Washington, D.C. 'La sua data è importante per stabilire la storia della conoscenza europea delle coste del Nord Atlantico Occidentale'. Nel luglio del 2002, due articoli sulla Mappa di Vinland Map furono pubblicati contemporaneamente su due diversi giornali: uno in Radiocarbon, che stabilisce una data della mappa intorno al 1434 usando la datazione al carbonio e un altro in Analytical Chemistry, che afferma che la mappa è in realtà un'arguta contraffazione del XX sec. su una pergamena medievale.
La Olin, che fu coinvolta nella ricerca di Radiocarbon, ha scritto il nuovo articolo su Analytical Chemistry in risposta alla controversia nata fra i due articoli dello scorso anno. Dal momento che l'età della pergamena non è in questione, Olin dice: "Le informazioni necessarie per provare che la Mappa di Vinland è medievale sono nell'inchiostro usato per disegnarla. Prima dello sviluppo della stampa, i manoscritti erano compilati con inchiostri di carbonio o con inchiostri al gallotannato di ferro. L'erosione degli ultimi lascia spesso una macchia gialla - una caratteristica che appare sulla mappa di Vinland.
Nell'articolo di Analytical Chemistry dello scorso anno, ricercatori britannici hanno analizzato l'inchiostro con la spettroscopia microscopica Raman e hanno affermato che è fatto di due parti: una linea giallastra che aderisce fortemente alla pergamena sovrastata da una linea nera che sembra essersi sfaldata. Venne proposto che la riga gialla fosse stata realizzata da un arguto contraffattore che conosceva le caratteristiche dei manoscritti medievali. Questa linea conteneva anatase, un precipitato del diossido di titanio. Dal momento che l'anatase non fu sintetizzato fino al 1917, la considerarono una prova che la Mappa di Vinland fosse una contraffazione. Al contrario, l'inchiostro può aiutare a provare l'autenticità della mappa, dice Olin. "La presenza del carbonio nell'inchiostro non prova che l'inchiostro sia al carbonio, afferma la Olin: 'può benissimo essere stato inchiostro di ferro a cui il carbonio è stato aggiunto come colorante'. Il carbonio era aggiunto agli inchiostri di ferro medievali per rendere in grado gli scrittori di vedere la loro scrittura mentre la mistura trasparente reagiva per formare il suo colore nero. 'La fonte del ferro negli inchiostri medievali è il vetriolo verde, un solfato ferroso' continua Olin 'il vetriolo verde includerebbe l'anatase se il ferro da cui è stato fatto includeva il minerale titanio-ferroso ilmenite'. Non ci sono state discussioni sull'importanza degli altri elementi trovati nell'inchiostro, dice Olin. La dottoressa ha usato resoconti archeologici per mostrare che la presenza di rame, alluminio e zinco, tutti trovati nell'inchiostro della mappa di Vinland, sono conformi al metodo di produzione medievale dal vetriolo verde.
Inoltre questi elementi sollevano seri dubbi sulla contraffazione in quanto gli inchiostri di ferro del XX sec non sono prodotti usando l'idrometallurgia medievale, responsabile della presenza di questi elementi. Nessun contraffattore della prima metà del XX sec. potrebbe aver saputo di questi componenti ha concluso la Olin.


La scoperta degli archivi perduti di Ramses II


La scoperta di una tavoletta di pietra elencante dettagliati vincoli diplomatici tra gli antichi Egizi e gli Ittiti nel XIII sec. a.C., potrebbe essere, secondo gli archeologi, la chiave per gli archivi perduti di Ramses II.
Scoperta a Qantir, 120 chilometri a nord-est del Cairo, la tavoletta risale al tempo del faraone egiziano, Ramses II (1298-1235 a.C.) e conferma che la capitale, Pi-Ramses, era nel Delta del Nilo. "E' la prima volta che un tale documento viene trovato nella capitale di Ramses II, il che conferma la posizione di Pi-Ramses", ha comunicato all'agenzia francese AFP, Mohammad Abdul Aksud, direttore delle antichità nella regione del delta.
Sebbene piccola e male conservata, la tavoletta possiede la forma di una lettera di 11 righe, spedita dalla corte Ittita dell'Anatolia centrale a quella di Ramses II, ha detto Aksud, che "potrebbe condurci agli archivi perduti di Ramses II".
E' stata trovata da un team di archeologi tedeschi, guidato dall'Egittologo Edgar Pusch, segretario generale del Consiglio Supremo per le Antichità dell'Egitto detto Zahi Hawass a AFP. Risale a poco dopo che Egizi ed Hittiti siglarono la pace nel 1278, dopo anni di guerra, ha aggiunto Hawass.
La tavoletta è in scrittura cuneiforme, usata in tutto il Medio Oriente fino al primo secolo d.C. Citando Pusch, Hawass ha detto alla AFP tale documento è paragonabile ad un'altra tavoletta cuneiforme trovata in Turchia e ad altre trovate a Tell Al-Amarna, nell'Egitto meridionale.
La tavoletta di Qantir potrebbe essere seguita dalla scoperta di un tempio nella stessa regione, dove Ramses II costruì la sua capitale. Ramses II sposò una principessa Ittita per consolidare la pace con l'impero dell'Anatolia centrale, così da potersi concentrare sulla minaccia mesopotamica, dove l'impero Assiro era intenzionato a conquistare l'Egitto.


Due batteri i nostri probabili progenitori


Tutti gli organismi viventi, piante incluse, potrebbero avere un antenato comune, anzi due. Si tratta di due specie di batteri primitivi, come dimostrato da un professore di matematica alla University of Alberta (Canada), Peter Antonelli, e da un suo ex-studente.
I due hanno sviluppato un programma che attraverso un modello matematico ha valutato e comparato le due principali teorie in ambito di biologia evolutiva. La prima, proposta da Lynn Margulis alla University of Massachusetts, sostiene che un batterio "madre" (Bdellavibrio) e un batterio "padre" (Thermoplasma acidophilum) abbiano "scambiato energia" per un periodo di tempo consistente, 3,2 miliardi di anni fa, creando tutti i conseguenti organismi multicellulari. La seconda, elaborata da Carl Woese del l'University of Illinois, afferma invece che tutto si sia sviluppato da molti batteri diversi, che hanno interagito tra di loro.
La nuova scoperta va quindi a confermare la prima teoria, mentre quest'ultima viene smentita da Antonelli in quanto, secondo lui, non tiene conto dei processi di scambi chimici attivati tra più batteri che interagiscono tra di loro. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista "Nonlinear Analysis: Real World Applications".
Si ringrazia Francesco Garufi per le news.

Un deltaplano rinascimentale


Angelo D’Arrigo, pluridecorato campione del mondo di deltaplano, ha realizzato i sogni di Leonardo da Vinci sul volo umano facendo volare la “Piuma”, una macchina volante disegnata dal grande genio toscano nel ‘500.
Frutto dei suoi studi sugli ornitotteri – velivoli con ali mobili, come quelle degli uccelli – l’apparecchio venne disegnato nel 1510 in un folio contenuto nei manoscritti di Madrid, scoperti per caso nel 1996, e somiglia sorprendentemente a un moderno deltaplano.
La fedele riproduzione è stata realizzata grazie alla consulenza scientifica del Museo Ideale di Vinci, città natale del grande maestro. Da Vinci aveva progettato un oggetto davvero in grado di volare.
Si ringrazia Francesco Garufi per le news.

Ecco "Sedna", il decimo pianeta


Per alcuni è il decimo pianeta del nostro sistema solare. Per altri è solo un planetoide.
La Nasa ha annunciato ieri la scoperta di “Sedna”, l'oggetto orbitante più lontano del nostro sistema solare. “Sedna” ha un diametro di quasi 2.000 chilometri (Plutone, il nono pianeta, ha un diametro di 2.300 chilometri), ha un aspetto rossiccio, è probabilmente coperto di ghiaccio e rocce. La sua distanza dalla Terra è tre volte superiore a quella tra il nostro pianeta e Plutone. “Sedna” è un luogo decisamente inospitale: la temperatura non supera mai i meno 240 gradi centigradi.
“Sedna”, così chiamato in omaggio alla divinità inuit creatrice degli animali marini nell'Artico, impiega 10.500 anni terrestri per completare un'orbita intorno al Sole. L'ultima scoperta di un pianeta del nostro sistema solare è stata quella di Plutone nel 1930. La scoperta di “Sedna” è destinata a riaccendere il dibattito su cosa costituisca un pianeta. E' stato scoperto da Michael Brown, un astronomo dell'Institute of Technology della California, utilizzando il telescopio orbitante Spitzer.
Pianeta o planetoide? E' comunque interessante “perché apre la porta ad una nuova fisica del sistema planetario”, ha osservato la planetologa Angioletta Coradini, direttore dell'Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario dell'Istituto Nazionale di Astrofisica. Oggetti come questi, ha aggiunto, “sono interessanti perché aiutano a ricostruire le fasi primordiali del sistema solare”.
Si ringrazia Francesco Garufi per le news.

Francis Drake toccò l'Alaska per primo?


Nel recente libro The Secret Voyage of Sir Francis Drake, Samuel Bawlf, storico indipendente, sostiene che Drake, oltre ad aver circumnavigato il globo in tre anni, tra il 1577 e il 1580, esplorò anche parte delle coste dell’Alaska, trovando un’entrata di quello che credette essere il Passaggio di Nordovest, una leggendaria via commerciale che avrebbe potuto aprire ai britannici le porte dell’opulento oriente. Non è un segreto, infatti, che al ritorno di Drake la regina Elisabetta ordinò a lui e ai suoi uomini di non rivelare i particolari del loro viaggio. La sua paura era che la Spagna avrebbe potuto fortificare la rotta per ostacolare la marina britannica.
Ma secondo Bawlf, che ha passato 7 anni a esaminare attentamente mappe e documenti del periodo, Drake non riuscì ad astenersi dal raccontare le sue scoperte ad alcuni amici cartografi, che riportarono un arcipelago da lui individuato al largo della costa della Columbia Britannica e dell’Alaska in alcune mappe del nuovo mondo pubblicate privatamente, “ma per nascondere l’estensione delle sue esplorazioni, costoro posizionarono queste isole 965 km più a sud”, sostiene Bawlf. Anche se controversa, la teoria dello scrittore ha ottenuto appoggi da quegli storici che vedono nell’approdo di Drake in quelle terre una spiegazione del ritrovamento di acciaio forgiato nelle rovine costiere degli indiani dello stesso periodo. Forse erano resti di coltelli che l’ammiraglio aveva commerciato con i nativi al suo sbarco.
“Tutto quello di cui abbiamo bisogno per provare che Drake sia stato qui è trovare un oggetto di fattura inglese del periodo”, ha dichiarato Grant Keddie, curatore del Royal British Columbia Museum. Ufficialmente, l’Alaska è stata scoperta dall’esploratore danese Vitus Jonassen Bering, che la avvistò nel 1741 durante un viaggio partito dalla Siberia.
Si ringrazia Francesco Garufi per le news.

Nuove rivelazioni sulla città sommersa indiana


Una citta costiera sommera vicino a Poompuhar nel Nagapattinam, Tamil Nadu, è il centro di una grande spedizione condotta unitamente dal Dipartimento navale Idrografico Indiano (INHD) e dal Rilevamento Archeologico dell'India (ASI).
Entrambe le organizzazioni stanno cercando di rimettere insieme il passato della città. Il porto della città una volta fiorente si trova a circa un miglio dalla costa di Nagapattinam.
"Siamo stati in grado di localizzare una sezione della città ad una profondità di 7 m e inizieremo presto le operazioni di recupero degli oggetti che ci aiuterranno ad accertare il suo passato", ha detto il contrammiraglio K.R. Srinivasan, capo idrografo del governo Indiano. Il ricercatore Graham Hancock,che ha condotto un'esplorazione sottomarina nell'area nel 2001, sostiene che il sito di Poompuhar potrebbe essere piu antico dei Sumeri in Mesopotamia, dove si crede che abbia avuto origine la civiltà moderna circa 5,000 anni fa. La spedizione del 2001 fu finanziata da Channel Four, emittente televisiva inglese, e Learning Channel degli Stati Uniti in associazione con l'Istituto Nazionale di Oceanografia (NIO), Goa. Tali scoperte hanno portato Hancock a supporre che la città possa essere stata sommersa da un'onda di alta mare alta 400 piedi, in qualche momento tra 17,000 e 7,000 anni fa. Altri esperti come Glenne Milne, geologo dell'Università di Durham, UK, sono d'accordo con Hancock.
Le riprese video del sito mostrano che la città sommersa vicino a Poompuhar era di gran lunga superiore alle costruzioni trovate nei siti di Harappa.
Sebbene il NIO abbia condotto simili spedizioni nell'area tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90 — e scoperto oggetti come bocche di pozzi, strutture di mattoni e megaliti — non riuscì a suscitare molto interesse finché Hancock non ha rivelato le sue scoperte.
Si ringrazia Francesco Garufi per le news.

L'Egitto usa la scienza per eliminare la maledizione Faraonica


Zahi Hawass ha detto alla Reuters che una ricerca esaminerà le tombe non ancora esplorate in cerca di sostanze pericolose, gas o germi alla base della maledizione dei faraoni, la cui fama si diffuse negli anni '20, in seguito alla morte dell'aristocratico britannico che entrò nella tomba del Re Tutankhamun.
“In uno dei miei scavi ho trovato iscrizioni che affermavano: "Se qualcuno violerà la mia tomba sarà divorato da un coccodrillo, un ippopotamo e un leone". Ciò non vuol dire che questo accadrà realmente”, ha detto Hawass in un'intervista questa settimana.
“Scientificamente vogliamo mostrare che quando gli Egizi posero un'iscrizione, con una precisa maledizione, in una tomba, non intendevano dire che essa avrebbe realmente colpito chiunque”.
Parte dello studio si concentrerebbe su germi pericolosi che possono essersi sviluppati durante i secoli nei resti umani mummificati, ha detto Hawass, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità egizie.
L'archeologo britannico Howard Carter e il suo finanziatore, Lord Carnarvon, furono fra i primi ad entrare nella tomba del re Tutankhamun nel 1922.
Lord Carnarvon morì poco dopo per una puntura d'insetto. I giornali del tempo affermarono che la maledizione faraonica aveva ucciso lui e altre persone legate al ritrovamento.“Inizieremo i lavorifra breve, forse il prossimo mese. Ma non sappiamo quando finiremo…siamo in procinto di entrare in tombe mai scavate, intatte” ha detto Hawass.
Si ringrazia Francesco Garufi per le news.
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